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Sabato 24 ottobre 2026
Sicilia

Dove si trova il paese siciliano che dal 2007 raccoglie la spazzatura con gli asini

10 ottobre · Redazione

Si chiama Castelbuono, sta sulle Madonie, in provincia di Palermo, a mezz’ora di strada da Cefalù. Qui, dal 2007, la raccolta differenziata nel centro storico non la fanno i camion: la fanno gli asini. Passano di porta in porta al mattino, con due casse appese ai fianchi, accompagnati dagli operatori che caricano i sacchetti lasciati davanti agli usci. Chi arriva in paese per la prima volta si ferma a guardarli, tira fuori il telefono e fa una foto. Per i castelbuonesi, invece, è la normalità da quasi vent’anni.

L’idea nacque da un problema molto concreto. Castelbuono è un borgo medievale, cresciuto attorno al castello dei Ventimiglia, e le sue strade sono quelle di allora: strette, ripide, piene di curve e di gradini. Gli autocompattatori non ci passavano, o ci passavano a fatica, con rumore, fumo e manovre infinite. Il sindaco Mario Cicero pensò allora a chi quelle strade le aveva percorse per secoli senza alcuna difficoltà. L’asino è stato per generazioni il compagno di lavoro dei contadini madoniti: forte, paziente, sicuro sui selciati in pendenza. Bastava rimetterlo al suo posto.

Un’idea antica che costa meno di un furgone

All’inizio sembrò una trovata folkloristica, buona per i giornali. I conti dissero altro. Secondo i dati diffusi dal Comune all’avvio del progetto, un furgone costava tra i settemila e gli ottomila euro l’anno fra assicurazione, bollo, manutenzione e gasolio. Un asino, tra alimentazione, stalla, pulizia e attrezzatura, ne costava circa duemila. Non consuma carburante, non inquina, non fa rumore, non si guasta. E nei vicoli dove un mezzo a motore deve fermarsi, lui continua a salire.

Il risultato più sorprendente fu un altro: con gli asini la raccolta differenziata aumentò. Il passaggio degli animali davanti a casa ha trasformato un servizio anonimo in un appuntamento. I bambini li aspettano, gli anziani li salutano per nome, e separare bene i rifiuti è diventato un gesto che il paese sente suo.

“È l’asino a recuperare l’uomo”

C’è poi un lato che i numeri non raccontano. Il progetto ha dato lavoro a diversi giovani del paese, e il sindaco lo ha riassunto con una frase diventata celebre: «È l’asino a recuperare l’uomo». Chi conduce gli animali impara un mestiere fatto di cura quotidiana, di orari, di responsabilità verso un compagno di lavoro che va nutrito, strigliato e rispettato.

La notizia ha fatto il giro d’Italia e non solo. Televisioni e giornali sono saliti sulle Madonie per raccontare il paese degli asini spazzini, e altri comuni hanno seguito l’esempio: tra i primi Cuccaro Vetere, nel Cilento, che ha adottato lo stesso sistema dopo aver visto come funzionava a Castelbuono. Una piccola idea nata in un borgo siciliano è diventata un modello di cui si parla ancora quando si discute di come tenere puliti i centri storici senza riempirli di motori.

Cosa vedere se si sale a Castelbuono

Gli asini sono un buon motivo per andarci, ma non l’unico. In cima al paese c’è il castello dei Ventimiglia, fondato nel 1316, con la cappella che custodisce la reliquia di Sant’Anna. Nelle campagne intorno si raccoglie ancora la manna, la linfa dolce che cola dai frassini e che qui si produce come in pochissimi altri luoghi al mondo. In piazza si assaggia il panettone artigianale che ha reso Castelbuono famoso ben oltre la Sicilia, e d’estate il borgo si riempie di musica.

Da Cefalù si arriva in mezz’ora, lasciando il mare alle spalle e salendo tra uliveti e boschi. Conviene farlo al mattino. È l’ora in cui, tra le case di pietra, si sente ancora il rumore degli zoccoli sul selciato: quello di un paese che per guardare avanti ha scelto di non dimenticare da dove viene.

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