Cefalù, scuole riaperte dopo il terremoto: la denuncia di un genitore sulla sicurezza e sulle comunicazioni
Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata da Fabio Ferrara
Scrivo in qualità di genitore di uno studente di Cefalù per portare all’attenzione dell’opinione pubblica quanto accaduto nelle ultime ore nella nostra città, a seguito delle scosse di terremoto registrate venerdì 23 ottobre al largo delle coste della Sicilia occidentale.
I fatti
Ieri, a causa degli eventi sismici, le scuole sono state chiuse e gli studenti evacuati. Come prevedono le procedure di emergenza, i ragazzi sono usciti senza portare nulla con sé, lasciando in aula libri, quaderni e materiale didattico.
È stato giusto e doveroso, per ragioni di sicurezza, non consentire a nessuno di rientrare nelle classi nell’immediato per riprendere le proprie cose.
Da quel momento, e fino all’ora in cui scrivo, il Comune di Cefalù non ha ancora inviato alcuna comunicazione formale alle famiglie su come e quando sarebbe stato possibile recuperare il materiale lasciato a scuola.
Trattandosi di un evento di Protezione Civile, la responsabilità delle decisioni spettava al Comune: le scuole, in una situazione del genere, hanno ben poco margine e dipendono da quanto disposto dall’Amministrazione.
Questa mattina, sabato 24 ottobre, i vertici dell’Amministrazione comunale hanno aperto le porte di alcune scuole, senza emettere un’ordinanza, senza un comunicato ufficiale e, per quanto è dato sapere, senza un parere della Protezione Civile o degli organi tecnici competenti sull’agibilità degli edifici.
La notizia è circolata soltanto attraverso il passaparola su WhatsApp e sui social.
Il risultato è che solo alcuni genitori, quelli che per caso si trovavano in zona e sono stati raggiunti dal tamtam, hanno potuto recuperare il materiale dei propri figli. Tutti gli altri ne sono stati di fatto esclusi.
C’è di più.
Proprio mentre si consentiva l’accesso, in particolare all’edificio scolastico R. Porpora di Cefalù, lo sciame sismico era ancora in corso nella stessa zona del giorno prima.
Alle 11:28 di questa mattina l’INGV ha registrato una nuova scossa di magnitudo 3.5 nel Tirreno Meridionale, a 12 km di profondità.
Dei cittadini sono stati fatti entrare in un edificio scolastico mentre la terra continuava a tremare.
Perché non è accettabile
Quanto accaduto non è un semplice disguido organizzativo, né un episodio isolato. È l’ennesima, e spero ultima, dimostrazione di un modo di amministrare il Comune di Cefalù personalistico, iniquo e sprezzante del senso delle istituzioni, anche quando si tratta delle scuole e della sicurezza dei nostri figli.
Presentarsi davanti ai cancelli per aprire le porte a pochi, invece di firmare un atto che tuteli tutti, significa trasformare un servizio pubblico in un favore personale.
In primo luogo, è una questione di sicurezza.
Riaprire edifici scolastici all’indomani di uno sciame sismico senza un atto formale e senza una valutazione documentata degli organi competenti significa esporre i cittadini a un rischio.
Se gli edifici erano sicuri, andava certificato e comunicato; se non lo erano, non dovevano essere aperti.
In secondo luogo, è una questione di equità.
Le comunicazioni di un Comune e dei suoi amministratori non possono viaggiare in prima battuta su WhatsApp e sui social, ignorando i canali ufficiali o relegandoli a un ripiego successivo.
Non è una questione di stile: è un metodo inaccettabile, che trasforma un’informazione dovuta a tutti in un privilegio per pochi, per chi è vicino, per chi è nel giro giusto.
Gli albi pretori, i siti istituzionali, le comunicazioni formali alle scuole e alle famiglie esistono proprio per garantire che nessun cittadino resti escluso.
Scavalcarli significa, nei fatti, discriminare.
In terzo luogo, è una questione di regole.
Chi amministra una città non può disporre l’apertura di un edificio pubblico, tanto più dopo un evento sismico, senza un atto che ne assuma la responsabilità.
Esistono ordinanze, comunicazioni ufficiali, procedure: non sono formalità burocratiche, sono le garanzie che tutelano la sicurezza e i diritti di ciascuno.
Basta guardare a pochi chilometri di distanza per capire come si sarebbe dovuto agire.
Il 23 ottobre il Sindaco di Palermo ha firmato un’ordinanza che, in via precauzionale, dispone la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado e delle sedi universitarie fino alle 8:00 del 25 ottobre.
La stessa ordinanza attiva la Protezione Civile comunale per verificare gli edifici con personale competente e ne prevede la diffusione su tutti i canali ufficiali e sulla stampa.
Non si capisce perché a Cefalù non sia stato fatto nulla di simile e, anzi, si sia consentito l’accesso a un edificio pubblico come la scuola, senza un atto, senza una verifica dichiarata e senza avvisare tutti.
Un problema educativo
C’è infine un aspetto che, come genitore, mi sta particolarmente a cuore.
Ogni giorno chiediamo ai nostri figli di rispettare le regole, a scuola e fuori.
Ma con quale credibilità possiamo farlo, se i primi a non rispettarle sono proprio gli adulti chiamati a ricoprire ruoli istituzionali e non?
L’esempio conta più di qualunque parola, e quello offerto in queste ore da chi rappresenta la città è semplicemente inaccettabile.
Cosa chiedo
- Che l’Amministrazione chiarisca su quale base tecnica e con quale atto formale sia stata disposta l’apertura delle scuole questa mattina.
- Che venga resa nota la valutazione di agibilità degli edifici scolastici dopo gli eventi sismici.
- Che sia organizzata una nuova finestra di accesso, comunicata ufficialmente e con congruo anticipo a tutte le famiglie, per consentire a tutti il recupero del materiale didattico.
- Che per il futuro chi ricopre ruoli politici e istituzionali in città intervenga nelle situazioni di emergenza solo attraverso atti formali e canali ufficiali, nel rispetto delle procedure e della parità di trattamento tra tutti i cittadini.
Come genitore e come cittadino non chiedo favori: chiedo regole, trasparenza e rispetto, per me e per tutte le famiglie di Cefalù.
Confido che la Vostra testata vorrà dare spazio a questa lettera, affinché accadimenti delicati come questo possano aprire una riflessione pubblica o personale, nell’interesse di tutta la comunità.
Cordiali saluti,
Cefalù, 24 ottobre 2026