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Sabato 24 ottobre 2026
Cefalù

Fermateli! La Statale 113 è diventata una pista per motociclisti: ogni domenica si rischia la vita

19 ottobre · Redazione

Fermateli. Prima che sia troppo tardi. È questo l’appello che arriva da tanti cittadini che percorrono la Statale 113, la strada che da Palermo raggiunge Cefalù e prosegue verso Messina. Una strada che, soprattutto la domenica mattina e nei giorni festivi, secondo numerose testimonianze diventa teatro di comportamenti pericolosissimi da parte di gruppi di motociclisti che sfrecciano a velocità elevate, affrontano le curve senza la necessaria prudenza e compiono sorpassi azzardati.

Non è una battaglia contro le motociclette. Non è una condanna di tutti i motociclisti, molti dei quali rispettano scrupolosamente il Codice della strada. È una denuncia contro chi scambia una strada pubblica per un circuito automobilistico, dimenticando che sulla stessa carreggiata viaggiano famiglie, lavoratori, anziani, automobilisti e ciclisti. Persone che hanno il diritto di arrivare a destinazione senza avere paura. La Statale 113 appartiene a tutti. Nessuno può trasformarla nella propria pista da corsa.

La domenica della paura tra Cefalù, Finale e Santo Stefano

Ci sono tratti della Statale 113 che, secondo chi li percorre abitualmente, sono diventati particolarmente preoccupanti. Da Cefalù verso Sant’Ambrogio, Finale di Pollina e Santo Stefano di Camastra, il problema viene denunciato con insistenza da automobilisti e ciclisti. La domenica mattina, quando il traffico festivo porta sulle strade anche numerosi appassionati delle due ruote, alcuni gruppi attraverserebbero questi territori con velocità e manovre incompatibili con la sicurezza.

Bastano pochi secondi perché una curva affrontata male, un sorpasso azzardato o un’invasione della corsia opposta mettano in pericolo persone che non hanno commesso alcuna imprudenza. Chi guida un’automobile racconta di motociclette che sopraggiungono rapidamente alle spalle, superano anche in punti pericolosi e talvolta invadono la carreggiata contraria. Chi viaggia in bicicletta denuncia una sensazione ancora più grave: quella di non avere nemmeno lo spazio necessario per proteggersi.

E il problema non riguarda soltanto chi potrebbe essere investito. A rischiare la vita sono anche gli stessi motociclisti che affrontano una strada piena di curve, accessi laterali e situazioni imprevedibili come se ogni metro fosse stato preparato per una gara.

«Mi hanno mandato nella cunetta»: la testimonianza di un ciclista

Tra le segnalazioni raccolte ce n’è una particolarmente inquietante. È il racconto di un ciclista che, durante una normale uscita mattutina, si è trovato circondato da numerose motociclette. «Oggi (domenica 18 ottobre) come sempre in mattinata passavo con la mia bici e mi sono sentito invaso da decine di moto che andavano in maniera esagerata a forte velocità», racconta. L’uomo spiega di essersi mantenuto rigorosamente sulla destra, cercando di lasciare spazio ai veicoli in transito. Ma, secondo la sua testimonianza, la velocità di un motociclista lo avrebbe costretto a finire nella cunetta.

«Ringrazio il buon Dio che è finita così», scrive, consapevole che le conseguenze avrebbero potuto essere molto più gravi. Il ciclista segnala anche la necessità di verificare la segnaletica nel tratto tra Sant’Ambrogio, Finale e Santo Stefano di Camastra, lamentando la mancanza di indicazioni sufficienti sui limiti di velocità e sulla presenza delle biciclette. La sua richiesta è semplice: intervenire prima che qualcuno perda la vita. Non possiamo sapere, sulla base della sola testimonianza, tutti i particolari dell’episodio. Ma possiamo comprendere la paura di chi racconta di essere stato costretto ad abbandonare la propria traiettoria per evitare conseguenze peggiori.

Al bivio di Gibilmanna sorpassi e accelerazioni da brividi

Un’altra testimonianza riguarda un punto particolarmente delicato: il bivio di Gibilmanna e l’immissione verso la galleria. «Tutte le domeniche uscendo dal bivio di Gibilmanna per immettersi nella galleria è un continuo, esagerato e spregiudicato gareggiare di motociclisti che si sfidano in accelerazioni e sorpassi da brividi».

Sono parole che descrivono una situazione percepita come abituale, non come un episodio isolato. Il cittadino pone quindi una domanda diretta alle istituzioni: «È possibile che le forze di polizia sono a conoscenza di tutto ciò?». E aggiunge un interrogativo ancora più drammatico: bisogna aspettare che qualcuno muoia per cercare di impedire queste presunte sfide domenicali?

Le segnalazioni non dimostrano da sole l’esistenza di gare clandestine organizzate. Descrivono però comportamenti che, se confermati, richiedono accertamenti immediati. Perché accelerazioni esasperate, sorpassi pericolosi e velocità eccessive possono trasformare anche un percorso conosciuto in una trappola.

Curve cieche, strisce continue e vegetazione: una strada che non perdona

La pericolosità non dipende soltanto dal comportamento di chi guida. Un altro cittadino richiama l’attenzione sulle condizioni della strada nel tratto tra Cefalù e Finale. «Una strada molto pericolosa. Da Cefalù fino a Finale è un miracolo se si rimane illesi. Non si rispetta il limite di velocità. Si sorpassa sulle strisce continue». La stessa testimonianza denuncia la presenza di cespugli che oltrepassano i guardrail, soprattutto nelle curve, riducendo ulteriormente la visibilità.

Sono problemi diversi che, quando si sommano, possono rendere ancora più rischiosa la circolazione. La vegetazione che limita la visuale, le curve strette, le immissioni e le manovre avventate costituiscono una combinazione sulla quale gli enti competenti devono prestare la massima attenzione. Chi percorre questa strada deve poter vedere gli ostacoli, riconoscere la segnaletica e affrontare le curve senza temere di trovarsi improvvisamente davanti una motocicletta nella propria corsia. La manutenzione della vegetazione e la verifica dei segnali sono interventi necessari, ma da soli non possono sostituire il rispetto delle regole.

«Le strade non sono circuiti»: il richiamo alla responsabilità

Un altro ciclista racconta di avere incontrato molte motociclette che invadevano la corsia opposta procedendo a velocità sostenuta. «Tanti motociclisti che si credono in pista e non capiscono i pericoli continui nel correre senza regole», scrive. Poi arriva una frase che dovrebbe essere ricordata da chiunque si metta alla guida: «Ci vuole un minimo di prudenza considerando che le strade non sono circuiti».

È proprio questo il cuore del problema. Una strada pubblica non offre le condizioni di sicurezza di una pista. Non ci sono vie di fuga progettate per le competizioni, non ci sono protezioni specifiche per chi affronta le curve ad alta velocità e, soprattutto, non ci sono soltanto motociclisti. Ci sono persone che possono frenare per un animale, automobili che escono da una strada laterale, biciclette che procedono lentamente e famiglie che attraversano il territorio per raggiungere una località.

Nessuno può prevedere tutto. Proprio per questo esistono i limiti di velocità e le regole sui sorpassi.

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