Cefalù, una chiesa gremita applaude Liana D’Angelo: il suo San Francesco emoziona e conquista tutti
Una chiesa gremita, un pubblico attento e partecipe, un lungo applauso finale. Cefalù ha vissuto domenica 18 ottobre una serata di grande intensità emotiva grazie a “Sui passi del Poverello”, lo spettacolo di musica e narrazione scritto e interpretato da Liana D’Angelo, accompagnata dalla Corale “Maria Elisa Di Fatta”, diretta dal maestro Ildebrando D’Angelo. Nella chiesa di San Francesco, l’attrice ha dato vita a un’interpretazione coinvolgente del Poverello di Assisi, raccontandone la storia attraverso gli occhi, le parole e soprattutto i sentimenti dell’uomo che, incontrando Dio, ha trasformato radicalmente la propria esistenza.
Non è stata soltanto una rappresentazione della vita di San Francesco. È stato un viaggio dentro l’animo di un uomo, tra le sue paure, le sue scelte, le sue sofferenze e quella straordinaria capacità di amare che lo ha reso una delle figure più significative della storia cristiana. Per circa un’ora gli spettatori hanno seguito un percorso narrativo che ha restituito al personaggio una dimensione profondamente umana, capace di parlare anche agli uomini e alle donne di oggi.
La forza di un monologo che diventa vita
Il grande merito dell’interprete è stato quello di non limitarsi a raccontare Francesco, ma di riuscire a impersonarlo, a entrare nella sua vicenda umana fino a farne percepire sentimenti e tormenti. Una prova che ha messo in evidenza una delle qualità più importanti della sua esperienza teatrale: la capacità di dare vita ai monologhi trasformando le parole in emozioni.
Chi conosce il suo stile sa quanto riesca a esprimere proprio attraverso il monologo la propria sensibilità artistica. La parola diventa presenza, il racconto si trasforma in esperienza, la voce riesce a dare consistenza anche a ciò che non viene mostrato sulla scena. Nello spettacolo dedicato al Poverello questa capacità è emersa con particolare evidenza. Anche la scelta di scrivere personalmente i testi ha contribuito a dare alla rappresentazione un carattere unitario, nel quale scrittura e interpretazione si sono sostenute a vicenda.
Per un’ora ha affrontato una narrazione impegnativa, attraversando alcuni dei momenti più significativi della vita di Francesco, senza perdere la forza del racconto e soprattutto senza lasciare che il personaggio diventasse una figura lontana, chiusa nella sua santità.
Il Francesco portato in scena era prima di tutto un uomo. Un uomo che incontra la sofferenza, scopre l’amore, affronta il dubbio e impara a guardare il mondo con occhi diversi. Proprio questa scelta, presente già nella scrittura dei testi, ha dato profondità allo spettacolo.
Il lebbroso e la paura che diventa amore
Tra i passaggi più intensi della serata, quello dedicato all’incontro di Francesco con il lebbroso. Un episodio fondamentale nella sua trasformazione spirituale, perché racconta il momento in cui la paura e il rifiuto lasciano il posto alla compassione.
Il monologo ha restituito la forza di questo incontro facendo emergere il conflitto interiore del protagonista. Non un santo già perfetto, ma un uomo che deve vincere se stesso, superare le proprie resistenze, imparare a riconoscere nell’altro una dignità che va oltre le apparenze.
È proprio in questi passaggi che la recitazione ha raggiunto alcuni dei momenti più emozionanti. La vicenda del lebbroso è diventata una riflessione sulla capacità di avvicinarsi a chi soffre, di non voltare lo sguardo davanti al dolore, di riconoscere nell’umanità ferita qualcosa che ci riguarda tutti.
Chiara, il lupo e le stimmate: i momenti più toccanti
Particolarmente suggestivo anche il racconto dell’incontro con Chiara, figura inseparabile dal cammino francescano. Nella narrazione è emersa la profondità di un legame spirituale costruito sulla condivisione di una scelta radicale di vita, sulla povertà e sulla ricerca di un amore capace di andare oltre ogni interesse personale.
Altrettanto coinvolgente il momento dedicato al lupo di Gubbio, uno degli episodi più conosciuti della tradizione francescana. Attraverso le parole dell’attrice, il racconto ha assunto il valore di una riflessione sulla paura, sulla violenza e sulla possibilità di costruire la pace anche là dove sembra impossibile.
Ma uno dei momenti di maggiore intensità è arrivato con il monologo dedicato alle stimmate. Il Francesco che porta sul proprio corpo i segni della Passione di Cristo è stato raccontato nella sua fragilità, nella sofferenza e nella profondità della sua esperienza spirituale. Un passaggio particolarmente intenso, nel quale la recitazione ha lasciato emergere il mistero di un uomo la cui esistenza è stata progressivamente trasformata dall’incontro con Dio.
La Corale, la musica che accompagna le emozioni
Un ruolo importante nella riuscita dello spettacolo lo ha avuto la Corale “Maria Elisa Di Fatta”, diretta dal maestro Ildebrando D’Angelo. Il coro ha accompagnato il percorso narrativo con alcuni brani del repertorio francescano, contribuendo a creare un’atmosfera di raccoglimento e partecipazione.
La musica non è stata un semplice accompagnamento, ma una componente essenziale della rappresentazione. Le voci della Corale hanno dato respiro alla narrazione, inserendosi nei passaggi del racconto e aiutando il pubblico a entrare nel clima spirituale delle vicende rappresentate.
La direzione del maestro ha assicurato una presenza musicale coerente con lo spirito dello spettacolo, nel quale parola e canto hanno contribuito a costruire un unico percorso emotivo. In questo dialogo tra il monologo e la musica si è riconosciuta una delle caratteristiche più significative della serata: la capacità di unire linguaggi artistici differenti per raccontare una storia che continua a parlare alle coscienze.
Una chiesa gremita e gli applausi del pubblico
Lo spettacolo ha richiamato nella chiesa di San Francesco un pubblico numeroso, che ha seguito con attenzione e partecipazione l’intera rappresentazione. La presenza di tante persone ha testimoniato l’interesse per una proposta culturale capace di mettere insieme teatro, musica e spiritualità.
Gli applausi hanno accompagnato la conclusione della serata, con un riconoscimento particolarmente caloroso per la protagonista, capace di interpretare una figura tanto conosciuta senza cadere in una rappresentazione convenzionale.
Il pubblico ha potuto incontrare un Francesco diverso da quello che spesso viene immaginato attraverso le raffigurazioni tradizionali. Non soltanto il santo della povertà, della pace e dell’amore per il creato, ma l’uomo che ha attraversato un’esperienza umana profonda e difficile.
È stato questo, probabilmente, il risultato artistico più importante dello spettacolo: mostrare non tanto un uomo nato santo, quanto un uomo che, lungo il proprio cammino, si è imbattuto nella santità e ha lasciato che essa accompagnasse e trasformasse tutta la sua vita.
Il ringraziamento di fra Aurelio
A conclusione dello spettacolo, il parroco fra Aurelio ha voluto ringraziare quanti avevano partecipato alla serata, esprimendo riconoscenza per la presenza del pubblico e per il momento di condivisione vissuto nella chiesa di San Francesco.
L’incontro è proseguito sullo spiazzo della parrocchia, dove è stato offerto un buffet finale che ha permesso ai presenti di ritrovarsi e trascorrere ancora qualche momento insieme. Una conclusione semplice e significativa, in sintonia con lo spirito francescano che aveva accompagnato l’intera rappresentazione.
Dopo le parole, la musica e gli applausi, è rimasto lo spazio per l’incontro tra le persone, per la vicinanza e per quella fraternità che costituisce uno degli insegnamenti più profondi del Poverello di Assisi.
La serata di Cefalù ha dimostrato come il teatro, quando incontra una scrittura sensibile, un’interpretazione autentica e una musica capace di accompagnarne le emozioni, possa diventare qualcosa di più di uno spettacolo. Può trasformarsi in un’occasione per interrogarsi sulla propria vita, riscoprire il valore degli incontri e guardare con occhi nuovi una storia che continua a parlare al presente.
FOTO: Armando Geraci




