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Sabato 24 ottobre 2026
Cefalù

Centro storico di Cefalù visto dalla Rocca: quante di queste case sono ancora abitate dai cefaludesi?

ieri, 10:52 · Redazione

Chi sale sulla Rocca e si affaccia dall’alto ha davanti uno dei panorami più belli della Sicilia. Il centro storico di Cefalù si allunga verso il mare come una mano aperta: un mosaico fitto di tetti in coppi rossi, le due torri della Cattedrale che spuntano al centro, la facciata bianca del Palazzo di Città, il molo che entra nell’acqua, le onde che battono sugli scogli del bastione. Tutto sembra al suo posto, compatto, ordinato, quasi immobile. È l’immagine che finisce sulle cartoline, sui profili social, nelle guide di viaggio di mezzo mondo.

Eppure, guardando quella distesa di tetti, viene spontanea una domanda che pochi si fanno: sotto quante di queste tegole vive ancora una famiglia di Cefalù?

Una città costruita per essere abitata

Il centro storico di Cefalù non è nato come scenografia. È una città vera, cresciuta per secoli nello spazio stretto tra la Rocca e il mare. Dall’alto si legge bene la sua struttura: le due strade principali, corso Ruggero e via Vittorio Emanuele, corrono parallele, e da queste si diramano decine di vicoli che scendono verso l’acqua come le spine di un pesce. Un disegno pensato per vivere insieme, per far circolare l’aria e la gente, per portare i pescatori dal mare alle case in pochi passi.

In quelle case hanno abitato per generazioni le famiglie cefaludesi. Al piano terra la bottega o il magazzino delle reti, sopra le stanze dove si cresceva in tanti. Le porte restavano aperte, le sedie uscivano in strada la sera, i bambini giocavano nei vicoli sotto lo sguardo di tutto il quartiere. Ogni tetto che si vede dalla Rocca corrispondeva a un nome, a un soprannome, a una storia che i vicini conoscevano a memoria.

Dall’alto è intatto, dentro è cambiato

Oggi il paesaggio visto dall’alto è rimasto quasi lo stesso. I tetti sono quelli, le torri sono quelle, il profilo della costa non è cambiato. Ma il centro storico di Cefalù, dentro, è un’altra cosa. Tante abitazioni sono state trasformate in case vacanza, bed and breakfast, appartamenti da affittare a settimana. Chi passeggia per i vicoli lo nota dalle cassette per le chiavi accanto ai portoni, dai cartelli con i codici di check-in, dalle valigie con le rotelle che rimbombano sul basolato a ogni ora del giorno.

Non c’è bisogno di numeri per accorgersene: basta chiederlo a chi ci è rimasto. Molti raccontano di avere ormai pochi vicini fissi, di non sapere chi dorme nella casa accanto, di vedere facce nuove ogni lunedì. Le famiglie giovani che vorrebbero restare nel quartiere dove sono cresciute si scontrano con affitti e prezzi di vendita pensati per il mercato turistico, non per chi lavora a Cefalù. E così si spostano verso la parte nuova della città o nei paesi vicini.

Il paese che si spegne d’inverno

L’effetto si vede meglio quando la stagione finisce. Da novembre a marzo il centro storico di Cefalù cambia volto. Molte finestre restano chiuse, tante saracinesche si abbassano, interi vicoli rimangono al buio dopo il tramonto. È il segnale più chiaro di una trasformazione profonda: una parte delle case è viva solo quando c’è chi paga per abitarle qualche giorno.

Un quartiere che si riempie d’estate e si svuota d’inverno non è più un quartiere. È un contenitore. Perde le botteghe di prossimità, perché senza residenti non ha senso aprire un forno o un negozio di alimentari che lavori dodici mesi. Perde i servizi, perde la vita di relazione, perde quella rete di piccoli gesti quotidiani che teneva insieme la comunità. E alla lunga perde anche il fascino che attira i visitatori, perché il turista non viene a Cefalù per vedere un museo a cielo aperto: viene, magari senza saperlo, per respirare l’atmosfera di un paese autentico.

Una domanda da farsi guardando dall’alto

Il turismo ha portato lavoro, ha permesso di recuperare edifici che rischiavano di cadere a pezzi, ha fatto conoscere Cefalù nel mondo. Nessuno vuole tornare indietro. Ma la fotografia dalla Rocca dovrebbe servire anche a fermarsi un momento e chiedersi quale equilibrio si vuole raggiungere.

Altre città storiche italiane hanno già iniziato a ragionare su strumenti per tutelare la residenza: incentivi per chi affitta a lungo termine alle famiglie, sostegno alle attività che restano aperte tutto l’anno, attenzione al recupero degli immobili pubblici da destinare a chi vive e lavora in città. Sono strade che anche Cefalù può esplorare, con il contributo di amministrazione, proprietari, commercianti e cittadini.

Il centro storico di Cefalù è un patrimonio che si vede da lontano, ma che si tiene vivo solo da vicino, abitandolo. I tetti rossi possono restare perfetti per altri mille anni. La vera sfida è fare in modo che sotto quei tetti continuino a esserci i cefaludesi.

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