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Sabato 24 ottobre 2026
Società

Acconto Irpef, scadenza 10 ottobre: come ridurlo o annullarlo se hai guadagnato meno

2 ottobre · Redazione

C’è una scadenza di ottobre che pochi conoscono e che può alleggerire di parecchio la busta paga o il cedolino della pensione di novembre. Chi ha presentato il modello 730 ha tempo fino al 10 ottobre per chiedere al proprio sostituto d’imposta, cioè il datore di lavoro o l’Inps, di ridurre o annullare la seconda rata dell’acconto Irpef che altrimenti verrà trattenuta automaticamente a novembre. Poiché quest’anno il 10 cade di sabato, per i lavoratori dipendenti il termine slitta a lunedì 12 ottobre; l’Inps invece ha confermato il 10 ottobre come data limite per i pensionati.

Come funziona l’acconto

Con il 730 presentato quest’anno si pagano le tasse sui redditi del 2025, ma lo Stato chiede anche un anticipo sulle imposte del 2026, calcolato sulla base di quanto si è guadagnato l’anno prima. Questo anticipo si chiama acconto e viene trattenuto in due rate: la prima a luglio, la seconda, in genere la più pesante, a novembre. Il meccanismo presuppone che il reddito resti uguale da un anno all’altro. Quando invece nel 2026 si è guadagnato meno, l’acconto risulta troppo alto rispetto alle tasse effettivamente dovute, e la differenza tornerebbe indietro solo con il 730 del prossimo anno, cioè tra molti mesi.

Chi ha interesse a ridurlo

La richiesta conviene a chi ha avuto nel 2026 un reddito più basso rispetto al 2025: chi è andato in pensione nel corso dell’anno e ha perso lo stipendio, chi ha cambiato lavoro con una retribuzione inferiore, chi ha avuto un periodo di disoccupazione o cassa integrazione, chi nel 2025 aveva incassato redditi occasionali o straordinari che non si ripetono. Conviene anche a chi ha sostenuto nel 2026 spese detraibili importanti, come ristrutturazioni o spese sanitarie elevate, che abbasseranno l’imposta finale. Lo stesso vale per l’acconto della cedolare secca, per chi ha affittato una casa l’anno scorso e non la affitta più.

Come fare la richiesta

I lavoratori dipendenti devono presentare al datore di lavoro una comunicazione scritta in cui dichiarano, sotto la propria responsabilità, di voler ridurre o non versare la seconda rata dell’acconto Irpef o della cedolare secca, indicando l’importo che ritengono corretto. Non serve un modulo ufficiale: basta una dichiarazione firmata consegnata all’ufficio del personale entro il termine.

I pensionati che hanno indicato l’Inps come sostituto d’imposta fanno tutto online: nell’area personale del sito dell’Istituto, con Spid, Cie o Cns, c’è il servizio dedicato all’assistenza fiscale 730 che permette di annullare o modificare la seconda rata dell’acconto. Chi ha presentato il 730 senza sostituto, e paga con l’F24, non deve comunicare nulla: semplicemente versa di meno, o non versa, entro il 30 novembre.

Attenzione a non esagerare

Ridurre l’acconto non significa pagare meno tasse: significa solo spostare il pagamento al conguaglio del prossimo anno. Se la stima è troppo ottimistica e l’imposta effettiva del 2026 risulta superiore a quanto versato, con il 730 del 2027 si pagherà la differenza con una sanzione per acconto insufficiente, oggi ridotta al 25 per cento dell’importo non versato, oltre agli interessi. La regola è quindi fare un calcolo prudente: ridurre l’acconto in proporzione al reddito realmente perso, non azzerarlo per avere un novembre più leggero.

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