Lavoratori autonomi, il bonus che molti non conoscono: fino a sei mesi di aiuti dall’INPS
Un sostegno economico fino a 817,69 euro al mese per sei mesi, destinato ai lavoratori autonomi che hanno subito una forte diminuzione del reddito. È il bonus ISCRO 2026, un’indennità riconosciuta dall’INPS ai professionisti con Partita Iva che rispettano determinati requisiti. La misura può garantire complessivamente fino a 4.906,14 euro, ma non viene concessa automaticamente e non riguarda tutti i titolari di Partita Iva. Per richiederla bisogna presentare una domanda entro il 31 ottobre 2026, attraverso i canali messi a disposizione dall’Istituto nazionale della previdenza sociale.
La scadenza si avvicina e conoscere le condizioni previste dalla normativa può fare la differenza per chi attraversa un periodo di difficoltà economica. Il contributo, diventato strutturale dal 2024, rappresenta una forma di protezione per una categoria di lavoratori che non dispone delle stesse tutele previste per molti dipendenti in caso di perdita o riduzione dell’attività lavorativa.
Bonus Partite Iva 2026: chi può ricevere fino a 817 euro al mese
L’indennità ISCRO, sigla che identifica l’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa, è stata introdotta per sostenere i professionisti che esercitano abitualmente un’attività autonoma e che registrano una significativa contrazione del reddito. Non basta, tuttavia, possedere una Partita Iva per ottenere il contributo. Il beneficio è riservato ai lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS, in possesso di una Partita Iva attiva da almeno tre anni alla data della domanda e in regola con la contribuzione previdenziale obbligatoria.
Occorre inoltre non essere titolari di una pensione diretta, non risultare assicurati presso altre forme previdenziali obbligatorie e rispettare le incompatibilità previste dalla legge. Sono quindi esclusi dalla misura, in via ordinaria, numerosi commercianti, artigiani e professionisti iscritti a casse previdenziali differenti dalla Gestione Separata. L’agevolazione non deve essere confusa con un bonus generalizzato per tutte le attività economiche: riguarda una precisa categoria di autonomi e richiede la verifica di condizioni personali, contributive e reddituali. Un’altra limitazione importante riguarda chi ha già ricevuto l’ISCRO negli anni precedenti. Per il 2026 non possono presentare una nuova domanda coloro che hanno beneficiato dell’indennità nel 2024 o nel 2025, perché la normativa impedisce di richiederla nel biennio successivo all’anno in cui ne è iniziata la fruizione. Possono invece ripresentare domanda coloro che negli anni precedenti hanno ricevuto un provvedimento di rigetto o una revoca della prestazione fin dall’origine, purché possiedano tutti i requisiti attualmente richiesti.
Quale reddito bisogna avere per ottenere il bonus INPS
Uno degli aspetti fondamentali dell’ISCRO riguarda il reddito dichiarato dal lavoratore autonomo. Per le domande presentate nel 2026, il reddito professionale relativo al 2025 deve risultare inferiore al 70% della media dei redditi da lavoro autonomo prodotti nel 2023 e nel 2024. Questo significa che la misura è rivolta a chi ha registrato una riduzione reddituale superiore al 30% rispetto alla media del biennio precedente. Per comprendere il meccanismo basta considerare un professionista che nel 2023 abbia dichiarato 15.000 euro e nel 2024 altri 15.000 euro. La media dei due anni è pari a 15.000 euro e il 70% di questa cifra corrisponde a 10.500 euro. Per soddisfare il requisito della riduzione, il reddito professionale del 2025 dovrebbe quindi essere inferiore a 10.500 euro.
Esiste inoltre un secondo limite economico: per l’ISCRO 2026 il reddito di lavoro autonomo dell’anno precedente, cioè quello del 2025, non deve superare 12.749,18 euro, secondo quanto stabilito dalla circolare INPS numero 4 del 28 gennaio 2026. Entrambe le condizioni devono essere rispettate. La verifica riguarda il reddito da lavoro autonomo fiscalmente rilevante, non semplicemente il fatturato o gli incassi complessivi dell’attività. Per questo motivo è importante controllare attentamente i dati presenti nelle dichiarazioni fiscali, soprattutto quando il professionista opera in regime forfettario oppure partecipa a uno studio associato.
Quanto paga l’INPS e per quanti mesi viene riconosciuto il contributo
L’importo dell’indennità non è identico per tutti i beneficiari. Il calcolo parte dalla media dei redditi da lavoro autonomo dichiarati nei due anni precedenti a quello di riferimento, quindi nel 2023 e nel 2024 per le richieste del 2026. Su questa media viene considerata una base semestrale, alla quale si applica una percentuale del 25%. Il risultato determina l’importo mensile teorico della prestazione, fermo restando il rispetto dei limiti minimi e massimi fissati annualmente. Per il 2026 l’INPS ha stabilito un minimo di 255,53 euro e un massimo di 817,69 euro mensili.
Chi ottiene il riconoscimento dell’indennità può riceverla per sei mensilità consecutive, con decorrenza dal giorno successivo alla presentazione della domanda. Il valore complessivo può quindi variare da 1.533,18 euro fino a 4.906,14 euro, a seconda della situazione reddituale del richiedente. Le somme non devono essere restituite come accadrebbe per un prestito, ma è importante ricordare che l’ISCRO concorre alla formazione del reddito fiscalmente imponibile e non comporta l’accredito di contributi figurativi ai fini pensionistici. I beneficiari sono inoltre tenuti a partecipare ai percorsi di aggiornamento professionale previsti dalla normativa. L’indennità ha quindi una doppia finalità: offrire un sostegno temporaneo al reddito e favorire il mantenimento delle competenze necessarie per continuare a svolgere l’attività autonoma.
Domanda ISCRO entro il 31 ottobre 2026: come richiedere il bonus online
La data da ricordare è il 31 ottobre 2026, termine ultimo indicato dall’INPS per la presentazione delle domande relative all’anno in corso. La procedura è disponibile dal 15 giugno e può essere completata attraverso il portale ufficiale dell’Istituto. Per accedere bisogna collegarsi al sito www.inps.it, individuare il servizio denominato “Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche” e selezionare l’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa. L’identificazione avviene attraverso le credenziali digitali ammesse, come SPID, Carta d’Identità Elettronica o Carta Nazionale dei Servizi.
Durante la compilazione occorre dichiarare i redditi relativi agli anni richiesti, qualora non siano già disponibili negli archivi dell’Istituto, e fornire le informazioni necessarie per la verifica dei requisiti e per il pagamento. L’INPS effettua i controlli previsti, anche attraverso lo scambio di informazioni con l’Agenzia delle Entrate. In alternativa alla procedura web, la richiesta può essere inoltrata tramite il Contact Center INPS, chiamando il numero gratuito 803 164 da rete fissa oppure lo 06 164164 da cellulare, con costi dipendenti dal proprio operatore. È possibile anche rivolgersi a un patronato che utilizzi i servizi telematici dell’Istituto. Prima dell’invio è opportuno verificare l’esattezza delle dichiarazioni reddituali, la regolarità contributiva e la situazione previdenziale, evitando errori che potrebbero compromettere l’accoglimento della domanda.
Chi rischia di perdere il bonus e perché conviene controllare subito i requisiti
Il bonus ISCRO rappresenta un’opportunità concreta per una parte dei lavoratori autonomi, ma la presenza di requisiti specifici rende necessaria una verifica accurata prima di inoltrare la richiesta. Tra le situazioni che possono impedire il riconoscimento della prestazione rientrano l’iscrizione a una gestione previdenziale diversa da quella prevista, la mancanza dei tre anni di attività richiesti, un reddito superiore ai limiti stabiliti e l’assenza della riduzione reddituale necessaria. Anche alcune condizioni personali possono comportare incompatibilità, come la titolarità di trattamenti pensionistici diretti, la percezione dell’Assegno di Inclusione e determinate altre prestazioni.
Un altro elemento da non sottovalutare riguarda la continuità dell’attività professionale: la cessazione della Partita Iva durante il periodo di erogazione determina infatti la decadenza dal beneficio. La scadenza del 31 ottobre rende particolarmente importante consultare tempestivamente il proprio fascicolo previdenziale e confrontare i redditi dichiarati negli ultimi tre anni. Per chi vive del proprio lavoro autonomo, anche un contributo temporaneo può rappresentare un aiuto significativo per affrontare una fase di diminuzione delle entrate. L’ISCRO 2026 non è un assegno automatico per tutti i titolari di Partita Iva, ma una tutela economica che può arrivare a quasi 5.000 euro complessivi per chi possiede i requisiti richiesti. La possibilità di beneficiarne dipende dalla situazione del singolo professionista e dalla presentazione della domanda nei termini previsti.



